PERMESSI

Quando il tempo non lavorato è un diritto

Nel rapporto di lavoro non esistono soltanto le ferie. Esistono momenti nei quali il lavoratore può assentarsi conservando, a seconda dei casi, il posto di lavoro e la retribuzione. Li chiamiamo genericamente “permessi”, ma dietro questa parola convivono istituti molto diversi tra loro: alcuni nascono direttamente dalla legge, altri dalla contrattazione collettiva, altri ancora dipendono dalle condizioni personali o familiari del lavoratore. Conoscerli è importante perché un permesso non è una concessione benevola dell’azienda quando ne ricorrono i presupposti: è uno strumento regolato da norme e contratti. E soprattutto non tutti i lavoratori hanno automaticamente lo stesso monte ore di permessi: per ROL ed ex festività bisogna sempre verificare il CCNL applicato.

ROL: la riduzione dell’orario di lavoro

I ROL – Riduzione Orario di Lavoro sono ore di permesso previste principalmente dalla contrattazione collettiva. Il numero di ore maturate, le modalità di utilizzo, le eventuali scadenze e il trattamento delle ore non utilizzate dipendono quindi dal CCNL applicato e, in alcuni casi, dalla contrattazione aziendale. È un punto fondamentale: non esiste una quantità universale di ROL valida per tutti i lavoratori italiani. Anche l’eventuale pagamento delle ore non godute va verificato alla luce della disciplina contrattuale applicabile. L’INPS conferma che termini di fruizione e indennità sostitutive possono essere disciplinati dalla contrattazione nazionale, di secondo livello o da specifiche pattuizioni.

Ex festività: quei giorni che sono diventati permessi

Accanto ai ROL troviamo spesso i permessi per ex festività, nati dalla soppressione di alcune festività civili. La contrattazione collettiva ha trasformato quelle giornate, in molti settori, in ore o giornate di permesso. Anche qui non basta leggere genericamente “ex festività” in busta paga: occorre controllare cosa stabilisce il proprio contratto collettivo, entro quando possano essere utilizzate e che cosa accada se restano inutilizzate. L’INPS ricorda espressamente che la loro disciplina è strettamente legata alle previsioni contrattuali.

Permesso per lutto o grave infermità

La legge riconosce tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un componente della famiglia anagrafica. I giorni devono essere utilizzati entro sette giorni dal decesso o dall’accertamento della grave infermità o della necessità degli interventi terapeutici conseguenti; nel computo non rientrano i giorni festivi e quelli non lavorativi.

Permessi per studio ed esami

Lo Statuto dei lavoratori tutela anche chi lavora e studia. I lavoratori studenti hanno diritto, tra l’altro, a permessi giornalieri retribuiti per sostenere le prove d’esame. Anche in questo campo i contratti collettivi possono prevedere condizioni e tutele ulteriori. Per questo, quando si parla di diritto allo studio, la prima verifica deve essere doppia: legge e CCNL applicato.

I permessi della Legge 104

Un capitolo specifico riguarda i permessi previsti dall’articolo 33 della Legge 104/1992 per i lavoratori con disabilità grave e, nei casi previsti dalla normativa, per chi assiste una persona con disabilità in situazione di gravità. Si tratta di una tutela distinta dai normali ROL e dagli altri permessi contrattuali e sottoposta a propri requisiti e procedure.

Come sapere quanti permessi restano

La prima fotografia si trova normalmente nella busta paga. Nella sezione dedicata a ferie e permessi possono comparire voci come ROL, PAR, permessi ed ex festività, generalmente accompagnate da dati relativi a maturato, goduto e residuo. Ma il cedolino dice quanto risulta contabilizzato; per capire come e quando quelle ore possano essere utilizzate bisogna conoscere il CCNL applicato.

Come chiedere un permesso

Le modalità cambiano a seconda del tipo di permesso. Per quelli contrattuali normalmente si segue la procedura aziendale e il preavviso previsto dal contratto o dalle regole interne; per i permessi derivanti direttamente dalla legge possono essere richieste comunicazioni, certificazioni o specifiche procedure amministrative. Perciò è sbagliato trattare tutti i permessi allo stesso modo: prima si individua quale diritto si sta esercitando, poi si applicano le relative regole.

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Quando controlli la busta paga, non fermarti alla voce “permessi”. Guarda quale tipo di permesso stai maturando, quante ore risultano disponibili e quale CCNL viene applicato. Se qualcosa non torna, conserva cedolini, richieste e risposte aziendali e confronta il dato con il contratto collettivo. Un diritto che non conosci rischia di rimanere soltanto un numero stampato in fondo alla busta paga.

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