SETTORE DEL TURISMO

Il settore che mostra l’Italia al mondo mentre cerca un equilibrio tra record di presenze, lavoro stagionale, salari, professionalità, overtourism e una domanda decisiva: possiamo crescere senza consumare le persone e i luoghi che rendono possibile quella crescita?

Il turismo italiano continua a rappresentare una delle immagini più potenti del Paese. Città d’arte, borghi, mare, montagna, terme, laghi, enogastronomia, cultura, paesaggio: l’Italia possiede una capacità di attrazione che pochi Paesi possono imitare. E i numeri lo confermano. Nel primo trimestre 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze, con una crescita del 4,2% negli arrivi e del 7,5% nelle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025. Oltre la metà delle presenze — il 54,6% — è dovuta alla clientela straniera, cresciuta addirittura del 12,3%. Ma dietro questa fotografia luminosa esiste un’altra immagine: lavoratori stagionali, turni lunghi, difficoltà di reperimento, alloggi costosi nelle località turistiche, professionalità che cambiano, piccole imprese sotto pressione e territori che in alcuni mesi vengono attraversati da una quantità di persone difficile da sostenere. È qui che si trova la vera sfida: non capire se il turismo italiano abbia un futuro, ma decidere quale turismo vogliamo costruire dentro quel futuro.

UN SETTORE CHE CONTINUA A CRESCERE

Il turismo italiano non vive più soltanto di luglio e agosto. I dati del primo trimestre 2026 mostrano una capacità crescente di attrarre visitatori anche nei mesi tradizionalmente meno forti: a febbraio e marzo le presenze straniere sono aumentate rispettivamente dell’11,3% e del 17,4% rispetto all’anno precedente. Il settore alberghiero ha totalizzato 46,3 milioni di presenze, mentre quello extralberghiero ne ha registrate 25,3 milioni, con una crescita tendenziale del 14,7% proprio nell’extralberghiero contro il 3,9% dell’alberghiero. Questo significa che il turismo cambia struttura: hotel, case vacanza, B&B, campeggi, piattaforme digitali e locazioni brevi convivono e competono sullo stesso territorio. La crescita non è più soltanto quantitativa. È anche una trasformazione profonda del modo in cui il Paese ospita.

OCCUPAZIONE: UN GIGANTE CHE CERCA PERSONE

Pochi settori esprimono una domanda di lavoro paragonabile. Nel maggio 2026 le imprese turistiche programmavano 129 mila ingressi in un solo mese e 440 mila nel trimestre maggio-luglio, il fabbisogno più alto tra tutti i comparti dei servizi. A febbraio erano già previste quasi 71 mila entrate nel solo mese e 287 mila nel trimestre febbraio-aprile. Sono numeri che raccontano un settore vivo, ma anche una fortissima stagionalità. Il turismo crea occupazione in quantità enorme, ma deve ancora trasformare una parte di quella domanda in lavoro capace di offrire continuità, prospettive e professionalità. Il vero successo non sarà soltanto assumere centinaia di migliaia di persone ogni estate. Sarà riuscire a far sì che sempre più di quelle persone scelgano di restare nel settore anche l’anno successivo.

IL PARADOSSO DEL PERSONALE CHE NON SI TROVA

Le imprese lamentano da anni difficoltà nel reperire cuochi, camerieri, addetti alla reception, personale di sala, housekeeping e molte altre figure. Unioncamere stima che nel complesso commercio e turismo la difficoltà di reperimento si collochi intorno al 45%. A livello generale, nel primo semestre 2026 il 44,8% delle assunzioni programmate dalle imprese italiane risultava difficile da coprire. Sarebbe però superficiale ridurre tutto alla frase “nessuno vuole più lavorare nel turismo”. Se un posto rimane vacante bisogna interrogarsi su competenze e formazione, certo. Ma anche su salario, orari, turni spezzati, alloggio, distanza, stagionalità e possibilità di carriera. Un lavoro non diventa attrattivo perché esiste. Diventa attrattivo quando permette a una persona di costruirci sopra una vita.

IL CONTRATTO: UNA FILIERA CHE NON HA UN SOLO CCNL

Il turismo non possiede un unico contratto nazionale. La filiera è articolata tra ricettività, pubblici esercizi, ristorazione, agenzie e altre attività. Il CCNL Turismo Federalberghi-Faita, sottoscritto il 5 luglio 2024 con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, è in vigore fino al 31 dicembre 2027 e riguarda circa 28 mila aziende e 290 mila lavoratori, che arrivano a circa 410 mila nella stagione estiva. L’accordo prevede un incremento complessivo di 200 euro, distribuito in cinque tranche, a partire dai 70 euro riconosciuti da giugno 2024.

Nel comparto dei pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo opera invece il CCNL FIPE sottoscritto il 5 giugno 2024. Nel giugno 2026 è scattata la terza tranche dell’aumento contrattuale per pubblici esercizi e stabilimenti balneari; per la ristorazione collettiva la stessa tranche decorre da settembre 2026. È importante ricordarlo perché il turismo è un settore nel quale il contratto applicato può cambiare profondamente condizioni economiche e normative. La corretta applicazione del CCNL diventa quindi parte della tutela.

SALARI: NON BASTA IL FASCINO DEL LUOGO DI LAVORO

Lavorare davanti al mare non rende più leggero un turno di dieci ore. Servire clienti in una città d’arte non paga un affitto. È una banalità che spesso il racconto romantico del turismo dimentica. Gli aumenti contrattuali rappresentano un recupero necessario, ma resta il tema del reddito effettivo, soprattutto nei rapporti stagionali e part-time. Il settore deve anche confrontarsi con il costo della vita proprio nei luoghi nei quali il turismo ha maggiore successo. Se un cameriere, una receptionist o un cuoco non riescono a permettersi una stanza nella città in cui lavorano, abbiamo creato un paradosso economico: il successo turistico finisce per espellere coloro che devono renderlo possibile.

STAGIONALITÀ: NECESSITÀ ECONOMICA O DESTINO?

Una parte della stagionalità è inevitabile. Una località balneare avrà più lavoro ad agosto che a novembre, una stazione sciistica dipenderà dall’inverno. Ma non tutta la stagionalità è naturale. Eventi, congressi, turismo culturale, termale, enogastronomico, sportivo e delle aree interne possono allungare le stagioni. La crescita dei flussi già nel primo trimestre 2026 dimostra che la destagionalizzazione non è soltanto uno slogan. Per il lavoratore significa qualcosa di molto concreto: passare da quattro mesi di occupazione a sette, otto o dodici cambia completamente la possibilità di costruire stabilità. Allungare la stagione turistica significa anche allungare la durata del lavoro.

TURISMO INTERNAZIONALE: LA GRANDE FORZA ITALIANA

Il fatto che oltre metà delle presenze del primo trimestre 2026 provenga dall’estero rappresenta una straordinaria risorsa. Il turismo esporta servizi senza spedire una merce: porta il consumatore direttamente sul territorio italiano. Ogni visitatore straniero genera domanda per alberghi, ristoranti, trasporti, commercio, cultura, artigianato e agroalimentare. È uno dei grandi moltiplicatori del Made in Italy. Ma proprio per questo la qualità dell’accoglienza diventa una questione industriale. Lingue, competenze digitali, gestione della clientela internazionale e conoscenza del territorio non sono accessori. Sono capitale professionale.

PICCOLE IMPRESE: LA GRANDE FORZA E LA GRANDE FRAGILITÀ

La ricettività italiana vive anche di migliaia di imprese familiari, alberghi indipendenti, ristoranti, stabilimenti, campeggi, agriturismi e strutture extralberghiere. Questa frammentazione offre autenticità e capillarità, ma rende più difficile investire in tecnologia, formazione, sostenibilità, marketing e gestione delle risorse umane. Una grande catena internazionale può affrontare un investimento digitale con una struttura dedicata. Una pensione familiare di venti camere no. La politica turistica dovrebbe quindi evitare che la trasformazione digitale crei un sistema a due velocità: grandi operatori tecnologicamente avanzati e piccole imprese progressivamente dipendenti dalle piattaforme.

PIATTAFORME E LOCAZIONI BREVI: LA RIVOLUZIONE CHE CAMBIA LE CITTÀ

La crescita dell’extralberghiero del 14,7% nel primo trimestre 2026 racconta una tendenza potentissima. Le piattaforme hanno ampliato l’offerta turistica e permesso a moltissimi proprietari e piccoli operatori di entrare sul mercato. Ma hanno anche modificato il mercato immobiliare di diverse città. Quando un appartamento rende molto di più come locazione breve che come affitto residenziale, la scelta economica è prevedibile. Se il fenomeno raggiunge determinate dimensioni, però, aumenta la pressione sugli affitti per residenti e lavoratori. È uno dei punti nei quali turismo e diritto alla città entrano direttamente in conflitto. Una destinazione che non riesce più ad alloggiare chi vi abita e vi lavora rischia di diventare una scenografia.

OVERTOURISM: QUANDO IL SUCCESSO DIVENTA UN PROBLEMA

Venezia, Firenze, Roma e alcune località costiere mostrano chiaramente il tema. Troppi visitatori concentrati nello stesso momento producono congestione, pressione sui servizi, aumento dei prezzi e perdita di qualità dell’esperienza sia per residenti sia per turisti. Non significa chiudere le città o demonizzare chi viaggia. Significa governare i flussi. Prenotazioni, differenziazione dei percorsi, promozione di destinazioni alternative, stagionalità più lunga, trasporti e gestione degli accessi possono distribuire meglio la domanda. La politica turistica del futuro non dovrà chiedersi soltanto come portare più persone, ma dove, quando e in quale quantità.

SICUREZZA: IL TURISMO NON È UN SETTORE LEGGERO

Il lavoro in alberghi e ristoranti può apparire meno pericoloso di un cantiere, ma i dati raccontano altro. Nel 2024 sono state denunciate quasi 31 mila situazioni di infortunio nel settore alloggio e ristorazione, con oltre tre casi su quattro nella ristorazione. Cadute, ustioni, tagli, movimentazione di carichi, pavimenti bagnati, lavoro in cucina, posture, turnazioni e stress costituiscono rischi concreti. Il riferimento generale resta il D.Lgs. 81/2008, con valutazione dei rischi, formazione, DPI, organizzazione e sorveglianza ove prevista. La sicurezza non deve essere considerata secondaria soltanto perché il cliente vede un luogo di svago. Dietro la vacanza di qualcuno esiste il luogo di lavoro di qualcun altro.

TEMPO DI LAVORO: IL CLIENTE È IN VACANZA, IL LAVORATORE NO

Il turismo vive quando gli altri riposano. Weekend, festività, sere, agosto, Natale, Pasqua: ciò che costituisce il tempo libero del cliente coincide spesso con il momento di maggiore lavoro del settore. È una caratteristica inevitabile, ma richiede organizzazione, riposi e riconoscimento economico. Turni spezzati e orari imprevedibili possono rendere difficile la conciliazione. La questione della qualità del lavoro non può quindi essere separata dal tempo di vita. Un settore che vuole trattenere personale deve imparare a programmare meglio, comunicare i turni con anticipo e distribuire il disagio.

HOUSEKEEPING: IL LAVORO CHE IL CLIENTE NON VEDE

Una camera d’albergo appare semplicemente pulita. Ma dietro quel risultato esiste un lavoro fisicamente intenso, spesso svolto in tempi stretti e con movimenti ripetitivi. Housekeeping e pulizie rappresentano alcune delle attività più invisibili dell’ospitalità e spesso coinvolgono una forte presenza femminile e di lavoratori stranieri. È proprio nelle mansioni invisibili che un settore dimostra la propria qualità. L’ospitalità non può essere eccellente per il cliente e povera per chi la produce.

RISTORAZIONE: PROFESSIONALITÀ ALTISSIMA, RITMI ALTISSIMI

Il turismo italiano è inseparabile dall’enogastronomia. Cucina e sala rappresentano una parte fondamentale dell’esperienza italiana, ma sono anche mestieri impegnativi. Il cuoco contemporaneo deve conoscere tecniche, sicurezza alimentare, organizzazione, materie prime, allergeni, costi e spesso strumenti digitali. Il personale di sala deve comunicare, vendere, conoscere prodotti e lingue e gestire clienti sempre più esigenti. Sono professionalità vere, non occupazioni “di passaggio”. La scarsità di personale potrebbe finalmente accelerare una trasformazione culturale: un cameriere professionista non è una persona che porta piatti. È un lavoratore qualificato dell’ospitalità.

DONNE: TANTE NEL SETTORE, NON SEMPRE NEI RUOLI PIÙ FORTI

Turismo e ristorazione presentano una forte partecipazione femminile, soprattutto in reception, housekeeping, sala e servizi. Ma presenza numerica non significa automaticamente parità. Stagionalità, part-time, orari serali e responsabilità familiari possono incidere più pesantemente sulle donne, mentre i ruoli manageriali e alcune posizioni meglio remunerate rimangono meno equilibrati. Un settore che vive di accoglienza dovrebbe essere capace di costruire organizzazioni altrettanto accoglienti verso chi vi lavora.

LAVORATORI STRANIERI: UNA COLONNA DEL TURISMO ITALIANO

Ristorazione, housekeeping, cucina e molte attività turistiche dipendono in misura crescente dal lavoro dei cittadini stranieri. Questo rende particolarmente importanti formazione linguistica, integrazione, correttezza contrattuale, alloggio e riconoscimento delle competenze. Il lavoratore straniero non può diventare la soluzione a basso costo alla carenza di personale. Se una persona viene reclutata perché necessaria al settore, deve ricevere gli stessi diritti, la stessa sicurezza e lo stesso rispetto.

GIOVANI: IL TURISMO PUÒ ESSERE MOLTO PIÙ DI UN LAVORETTO ESTIVO

Nel giugno 2026, considerando l’intero mercato privato, 190 mila delle entrate programmate erano destinate a giovani sotto i 30 anni. Il turismo è tradizionalmente uno dei principali canali di ingresso dei ragazzi nel lavoro. Ma proprio qui bisogna cambiare narrazione. Hospitality management, revenue management, digital marketing, chef professionali, sommelier, event management, gestione dei dati, turismo sostenibile e destination management sono mestieri altamente qualificati. La vera sfida è trasformare il settore da luogo dove “si lavora per una stagione” a luogo nel quale si può costruire una carriera.

FORMAZIONE: L’ACCOGLIENZA È UNA COMPETENZA

L’Italia possiede una bellezza che il mondo desidera vedere, ma la bellezza da sola non basta. Un turista può ricordare un monumento e contemporaneamente non tornare mai più per un servizio scadente. Formazione alberghiera, istituti professionali, ITS, lingue, digitale, gestione e cultura dell’ospitalità sono infrastrutture immateriali del turismo. Il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha ricordato nel 2026 che il Made in Italy non è semplicemente un’eredità culturale, ma un sistema in evoluzione che deve innovare e trovare le competenze necessarie. Nel turismo questa affermazione è quasi letterale: un patrimonio straordinario produce valore soltanto quando qualcuno sa trasformarlo in esperienza.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’ALGORITMO PUÒ PREVEDERE IL CLIENTE, NON SORRIDERE AL SUO POSTO

L’IA sta già entrando nel turismo: prezzi dinamici, previsione della domanda, traduzioni, chatbot, itinerari personalizzati, gestione delle prenotazioni, marketing e analisi delle recensioni. Una struttura potrà sapere con maggiore precisione quando aumenteranno le prenotazioni e quale tariffa proporre. Molte attività amministrative verranno automatizzate. Ma l’ospitalità possiede una caratteristica che la rende particolare: la relazione umana è parte del prodotto. Un software può effettuare il check-in; non sempre può rassicurare una famiglia che ha perso una valigia, consigliare una trattoria come farebbe una persona del luogo o capire che un cliente ha bisogno di qualcosa che non riesce a chiedere. L’IA sostituirà attività. Non necessariamente sostituirà l’ospitalità.

TURISMO SOSTENIBILE: NON ESISTE BELLEZZA INFINITA

Il turismo vive di ciò che consuma: paesaggio, città, acqua, energia, territorio. Per questo la sostenibilità non è un optional reputazionale. Destinazioni con flussi enormi devono gestire rifiuti, mobilità, consumo idrico, energia e tutela degli ecosistemi. Alberghi e strutture possono ridurre consumi, utilizzare fonti rinnovabili, limitare sprechi alimentari e incentivare mobilità sostenibile. Ma il vero salto riguarda la destinazione nel suo insieme. Non serve avere un hotel ecologico in una città soffocata dal traffico turistico.

CAMBIAMENTO CLIMATICO: IL TURISMO CHE CONOSCIAMO POTREBBE CAMBIARE MAPPA

Temperature estreme, scarsità d’acqua, incendi, erosione delle coste e riduzione dell’innevamento modificano direttamente il prodotto turistico. Le località montane dovranno diversificare l’offerta oltre lo sci. Alcune destinazioni mediterranee potrebbero vedere cambiare la stagionalità, con mesi estivi troppo caldi e maggiore attrattività di primavera e autunno. È un rischio, ma anche una possibilità di destagionalizzare. La politica turistica del futuro dovrà quindi essere anche politica climatica.

BORGHI E AREE INTERNE: IL TURISMO PUÒ SALVARE O TRASFORMARE TROPPO

Per molti piccoli centri il turismo rappresenta una delle poche possibilità economiche rimaste. Può creare ristorazione, ospitalità, artigianato, guide e servizi e rallentare lo spopolamento. Ma c’è un equilibrio fragile. Un paese interamente trasformato in struttura ricettiva smette progressivamente di essere un paese. La destinazione migliore è quella in cui il visitatore entra in una comunità viva, non in una scenografia perfettamente restaurata ma priva di residenti.

I PUNTI DI FORZA

L’Italia possiede una forza turistica quasi irripetibile: patrimonio culturale, paesaggio, cucina, clima, città, coste, montagna e una reputazione internazionale potentissima. I dati del primo trimestre 2026 mostrano una crescita robusta, soprattutto della domanda straniera, e un’espansione significativa dell’extralberghiero. La domanda di lavoro resta enorme: 440 mila ingressi programmati nel solo trimestre maggio-luglio 2026. Il settore può inoltre creare occupazione diffusa anche in territori dove industria e grandi servizi sono meno presenti.

I PUNTI DI CADUTA

Stagionalità, salari, difficoltà di reperimento, alloggi per i lavoratori, turni, irregolarità contrattuali, frammentazione d’impresa, overtourism e pressione delle piattaforme rappresentano i principali rischi. A ciò si aggiunge la sicurezza: quasi 31 mila denunce di infortunio nel 2024 nel solo comparto alloggio e ristorazione ricordano che l’eccellenza dell’accoglienza deve cominciare dalla tutela di chi lavora. Il turismo italiano rischia inoltre di dipendere troppo da poche destinazioni e da determinati periodi dell’anno.

COSA SERVE ADESSO

Serve una politica turistica che non abbia come unico indicatore il numero delle presenze. Bisogna misurare spesa, permanenza media, occupazione generata, qualità del lavoro, distribuzione territoriale e sostenibilità. Occorre destagionalizzare, rafforzare formazione e ITS, affrontare il problema abitativo dei lavoratori nelle grandi destinazioni, contrastare dumping e irregolarità e aiutare le piccole imprese nella trasformazione digitale. Serve governare le locazioni brevi senza criminalizzarle e impedire che il successo turistico distrugga la residenzialità. E soprattutto serve riconoscere che la qualità dell’esperienza del turista dipende direttamente dalla qualità del lavoro di chi lo accoglie.

LA BUSSOLA DEL SETTORE

🟢 DOMANDA TURISTICA — VERDE PIENO. Nel primo trimestre 2026 arrivi +4,2% e presenze +7,5%, con domanda straniera in forte accelerazione.

🟢 OCCUPAZIONE — VERDE. Il settore esprime centinaia di migliaia di opportunità: 440 mila entrate previste nel trimestre maggio-luglio 2026.

🟠 STAGIONALITÀ — ARANCIONE. È ancora uno dei principali limiti alla stabilità del reddito e alla costruzione di carriere continuative.

🟡 SALARI — GIALLO. I rinnovi contrattuali hanno prodotto aumenti importanti, ma costo della vita nelle destinazioni turistiche, part-time e durata dei rapporti mantengono aperta la questione della qualità economica del lavoro.

🟠 REPERIMENTO DEL PERSONALE — ARANCIONE. Circa il 45% delle figure richieste nella filiera commercio-turismo è difficile da trovare. Non è soltanto un problema di competenze: è anche un problema di attrattività.

🔴 SICUREZZA E CARICHI DI LAVORO — ROSSO TENDENTE ALL’ARANCIONE. Quasi 31 mila denunce di infortunio nel 2024 in alloggio e ristorazione non sono un dato marginale.

🟢 TURISMO INTERNAZIONALE — VERDE PIENO. Più della metà delle presenze del primo trimestre proviene dall’estero e la componente straniera cresce del 12,3%.

🟢 DIGITALIZZAZIONE — VERDE. Piattaforme, dati e IA stanno ampliando mercati e capacità di gestione, pur aprendo nuove questioni competitive.

🟠 OVERTOURISM — ARANCIONE TENDENTE AL ROSSO. In alcune destinazioni il successo è diventato una pressione su residenti, affitti, servizi e qualità urbana.

🟢 PROSPETTIVE PER I GIOVANI — VERDE TENDENTE AL GIALLO. Le opportunità sono immense, ma il settore deve dimostrare che può offrire carriere e non soltanto impieghi stagionali.

🟢 DESTAGIONALIZZAZIONE — VERDE TENDENTE AL GIALLO. La crescita già nei primi mesi del 2026 mostra che il processo è possibile, ma resta molto disomogeneo.

🚦 SEMAFORO COMPLESSIVO: GIALLO TENDENTE AL VERDE

Il turismo italiano è forte. I numeri lo dimostrano senza bisogno di retorica: più arrivi, più presenze, più stranieri e una domanda di lavoro enorme. Sarebbe sbagliato raccontarlo come un settore fragile o in declino.

Ma il verde pieno oggi sarebbe prematuro.

Il turismo cresce più velocemente della capacità di alcuni territori di governarlo e, in alcuni casi, più velocemente della capacità delle imprese di trovare e trattenere personale. Stagionalità, salari, alloggi, sicurezza, ritmi, overtourism e concorrenza delle piattaforme sono problemi reali.

La grande sfida non è quindi far crescere ancora il turismo italiano.

È trasformare quella crescita in valore che rimanga nei territori e nelle vite di chi ci lavora.

L’ITALIA NON È UN ALBERGO

Federalberghi definisce le persone che lavorano nel settore la principale risorsa attraverso cui l’ospitalità italiana mantiene la propria eccellenza. È una frase che merita di essere presa alla lettera.

Perché possiamo avere il mare più bello.

Il borgo più antico.

Il quadro che tutti vogliono vedere almeno una volta nella vita.

Possiamo costruire un hotel perfetto, una piattaforma rapidissima, un aeroporto efficiente.

Ma poi arriva qualcuno.

Apre una porta.

Prepara una stanza.

Accende una cucina.

Spiega una strada.

Porta un piatto.

Risolve un problema.

Parla una lingua che non è la sua.

Sorride anche quando la giornata è cominciata molte ore prima.

Ed è in quel momento che la bellezza del Paese diventa davvero ospitalità.

Il rischio più grande sarebbe pensare che il turismo italiano possa vivere soltanto della rendita della propria bellezza. Nessun monumento assume un lavoratore. Nessun panorama prepara una colazione. Nessuna spiaggia gestisce una prenotazione.

Le persone fanno tutto il resto.

E allora un settore che vuole essere eccellente deve cominciare da lì: dall’eccellenza delle condizioni nelle quali quelle persone lavorano.

Il turismo può diventare una delle più grandi opportunità italiane dei prossimi decenni. Può portare ricchezza nei piccoli centri, creare lavoro, sostenere cultura e artigianato, allungare le stagioni e mostrare al mondo ciò che abbiamo di unico.

Ma deve ricordarsi che l’Italia non è un albergo costruito per chi arriva.

È prima di tutto una casa per chi ci vive.

E il turismo migliore sarà quello capace di accogliere il mondo senza costringere chi abita e lavora qui ad andarsene.

Riferimenti essenziali: ISTAT, I flussi turistici – I trimestre 2026; Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2026; CNEL-Unioncamere, rapporti sul mismatch domanda-offerta; CCNL Turismo Federalberghi-Faita 5 luglio 2024; CCNL Pubblici Esercizi, Ristorazione e Turismo FIPE 5 giugno 2024; D.Lgs. 81/2008; INAIL, Gli infortuni in alberghi e ristoranti, marzo 2026.

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