ASSEGNO UNICO E UNIVERSALE

La guida completa 2026: chi ne ha diritto, quanto spetta, ISEE, maggiorazioni, figli maggiorenni, disabilità, domanda, pagamenti e casi particolari

L’Assegno Unico e Universale per i figli a carico (AUU) è ormai una delle principali misure di sostegno economico alle famiglie italiane. È “unico” perché ha assorbito diverse precedenti misure familiari ed è “universale” perché può spettare anche in assenza di un rapporto di lavoro e con qualunque livello di ISEE: ciò che cambia, soprattutto, è l’importo. È stato istituito dal decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230 ed è operativo dal 1° marzo 2022. Nel 2026 le cifre e le soglie ISEE sono state rivalutate dell’1,4% e, soprattutto, è entrato in gioco il nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, utilizzato per determinare l’AUU a partire dalla mensilità di marzo 2026.

A CHI SPETTA

L’Assegno Unico riguarda i nuclei familiari con figli a carico e viene riconosciuto per ogni figlio minorenne, a partire dal settimo mese di gravidanza; può continuare per i figli maggiorenni fino al compimento dei 21 anni quando ricorrono le condizioni previste dalla legge; per i figli con disabilità, invece, la tutela può continuare senza limiti di età. La misura non è riservata ai lavoratori dipendenti: può riguardare anche autonomi, professionisti, disoccupati, inoccupati e pensionati, naturalmente nel rispetto dei requisiti previsti.

FIGLI MAGGIORENNI: NON BASTA AVERE MENO DI 21 ANNI

Dal compimento dei 18 anni fino ai 21 anni non è sufficiente essere semplicemente a carico dei genitori. Il figlio deve trovarsi in una delle condizioni stabilite dalla normativa: frequentare un corso di formazione scolastica o professionale oppure un corso di laurea; svolgere un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito complessivo inferiore al limite previsto dalla legge; essere registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego; oppure svolgere il servizio civile universale.

Quando un figlio diventa maggiorenne è quindi importante aggiornare la relativa scheda nella domanda, se necessario, affinché l’INPS possa verificare la prosecuzione del diritto. L’Istituto lo ha espressamente ricordato anche nelle istruzioni per il 2026.

FIGLI CON DISABILITÀ: NESSUN LIMITE DI 21 ANNI

La disciplina è più favorevole quando il figlio è affetto da disabilità. L’AUU può essere riconosciuto per i figli con disabilità senza limite di età e il sistema contempla inoltre specifiche maggiorazioni, particolarmente rilevanti per i figli con disabilità di età inferiore a 21 anni. Per il 2026 gli importi delle maggiorazioni sono stati anch’essi rivalutati.

QUANTO SPETTA NEL 2026

Non esiste un unico importo uguale per tutte le famiglie. La cifra viene determinata principalmente sulla base dell’ISEE applicabile, dell’età e del numero dei figli e delle eventuali maggiorazioni spettanti.

Nel 2026 la soglia ISEE più bassa della tabella è 17.468,51 euro, mentre la soglia superiore arriva a 46.582,71 euro. Al di sopra della soglia massima — o in assenza di ISEE — si applicano gli importi minimi previsti. I dati INPS pubblicati nel luglio 2026 mostrano bene la differenza: a maggio l’importo medio effettivamente corrisposto, comprese le maggiorazioni, era di circa 175 euro per figlio, con valori medi che andavano da circa 58 euro nella fascia senza ISEE o oltre la soglia massima fino a circa 227 euro nella classe ISEE minima. Questi ultimi sono valori medi osservati, non l’importo base spettante automaticamente a ogni famiglia.

L’ISEE FA LA DIFFERENZA

Questo è il punto fondamentale: si può ricevere l’Assegno Unico anche senza presentare l’ISEE, ma in tal caso viene generalmente riconosciuto l’importo minimo previsto.

Per ottenere la prestazione parametrata alla propria effettiva condizione economica occorre quindi una DSU correttamente attestata. Per il 2026 l’INPS ha chiarito che, in assenza dell’ISEE valido da marzo, l’AUU viene corrisposto nella misura minima; chi ha presentato la DSU entro il 30 giugno 2026 ha potuto ottenere il conguaglio degli importi spettanti a decorrere da marzo.

Poiché siamo ormai oltre quella scadenza, chi non ha ancora un ISEE aggiornato dovrebbe comunque provvedere: può incidere sulle mensilità successive, ma non bisogna dare per scontato il recupero degli arretrati da marzo previsto per le DSU presentate entro il 30 giugno.

LA GRANDE NOVITÀ ISEE DEL 2026

Dal 2026 esiste uno specifico ISEE per prestazioni familiari e per l’inclusione, introdotto dalla legge di Bilancio 2026 e utilizzato, tra l’altro, per Assegno Unico, Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e bonus nuovi nati.

Il nuovo sistema introduce condizioni più favorevoli nella valorizzazione dell’abitazione principale e nella scala di equivalenza per i nuclei con figli. Per l’abitazione principale, ad esempio, la franchigia è stata elevata a 91.500 euro, che diventano 120.000 euro quando l’abitazione si trova nel Comune capoluogo di una delle Città metropolitane individuate dalla normativa; è inoltre previsto un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo.

Per l’AUU il nuovo ISEE viene utilizzato dalla mensilità di marzo 2026; gennaio e febbraio 2026 sono stati invece calcolati facendo riferimento all’ISEE valido al 31 dicembre 2025.

L’ASSEGNO UNICO NON DEVE ESSERE SOTTRATTO DALL’ISEE CHE SERVE A CALCOLARLO

Dal 2026 il calcolo dell’AUU tiene inoltre conto della cosiddetta neutralizzazione dell’Assegno Unico già percepito. In sostanza, per determinare l’importo della stessa prestazione si evita che l’AUU ricevuto dalla famiglia produca un effetto distorsivo sull’indicatore utilizzato per calcolarlo, secondo il meccanismo stabilito dalla normativa.

LE MAGGIORAZIONI: L’IMPORTO PUÒ SALIRE MOLTO

La cifra base è soltanto il punto di partenza. L’Assegno Unico prevede diverse maggiorazioni che possono modificare sensibilmente quanto riceve una famiglia.

Sono previste, tra le altre, maggiorazioni per figli successivi al secondo, figli con disabilità, madri con meno di 21 anni e, ricorrendone le condizioni, per nuclei nei quali entrambi i genitori sono titolari di reddito da lavoro. Gli importi e le relative fasce sono contenuti nella tabella ufficiale INPS aggiornata per il 2026.

BAMBINI SOTTO UN ANNO: +50%

Per ciascun figlio di età inferiore a un anno, l’importo dell’AUU determinato sulla base dell’ISEE viene incrementato del 50% fino al compimento del primo anno di vita.

È una maggiorazione importante e automatica quando risultano correttamente presenti i dati necessari.

FAMIGLIE CON ALMENO TRE FIGLI: +50% TRA UNO E TRE ANNI

Un’ulteriore maggiorazione riguarda i nuclei con almeno tre figli. Nel 2026, quando l’ISEE rilevante ai fini dell’AUU è pari o inferiore a 46.582,71 euro, l’importo spettante per ciascun figlio di età compresa tra uno e tre anni viene incrementato del 50%.

QUATTRO O PIÙ FIGLI: 150 EURO IN PIÙ

Per i nuclei con almeno quattro figli a carico è prevista inoltre una maggiorazione forfettaria di 150 euro mensili per nucleo. Non 150 euro per ogni figlio: è una maggiorazione complessiva riconosciuta alla famiglia.

MADRE CON MENO DI 21 ANNI

È prevista una specifica maggiorazione per ciascun figlio quando la madre ha meno di 21 anni. Nel 2026 anche questo importo è stato adeguato all’inflazione ed è indicato nella tabella ufficiale allegata alla circolare INPS n. 7/2026.

ENTRAMBI I GENITORI LAVORANO

La normativa contempla anche una maggiorazione quando entrambi i genitori sono titolari di reddito da lavoro, nei limiti e secondo le fasce ISEE previste. È spesso definita “bonus secondo percettore di reddito”. Non bisogna però applicare una cifra fissa trovata su Internet: l’importo varia secondo la fascia ISEE e va verificato nella tabella vigente.

FIGLI CON DISABILITÀ: LE MAGGIORAZIONI 2026

Per i figli con disabilità di età inferiore a 21 anni la tabella 2026 distingue le maggiorazioni in relazione alla condizione di non autosufficienza, disabilità grave e disabilità media. Nelle fasce riportate dalla tabella ufficiale 2026 le relative maggiorazioni arrivano rispettivamente a 122,30 euro, 110,60 euro e 99,10 euro mensili.

È un settore nel quale conviene controllare attentamente che la condizione di disabilità sia correttamente acquisita negli archivi INPS: una classificazione o un dato mancante può incidere direttamente sull’importo.

DEVO PRESENTARE UNA NUOVA DOMANDA OGNI ANNO?

No, non se la domanda precedente è ancora in stato “accolta”.

Dal 2023 l’INPS utilizza un sistema di continuità: le domande accolte negli anni precedenti continuano a produrre effetti anche negli anni successivi. Nel 2026, quindi, chi aveva già una domanda accolta non ha dovuto presentarne un’altra.

Questo però non significa che si possa dimenticare completamente la pratica.

QUANDO BISOGNA MODIFICARE LA DOMANDA

Il beneficiario deve comunicare le variazioni rilevanti. Per esempio: nascita di un nuovo figlio, raggiungimento della maggiore età, variazioni relative alla disabilità, modifiche delle modalità di pagamento, separazione dei genitori o altri cambiamenti che incidano sui dati dichiarati.

La continuità automatica evita una nuova domanda annuale; non elimina l’obbligo di mantenere corretti i dati.

SE NASCE UN FIGLIO

L’Assegno Unico spetta già dal settimo mese di gravidanza. Dopo la nascita occorre inserire il nuovo figlio nella domanda secondo le procedure INPS. Le mensilità relative al settimo e ottavo mese di gravidanza vengono riconosciute secondo le regole della prestazione.

Non è quindi una misura che comincia semplicemente dal giorno della nascita.

CHI PUÒ PRESENTARE LA DOMANDA

La domanda può essere presentata da uno dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale, dal tutore o dal figlio maggiorenne per sé stesso nelle condizioni previste. La procedura è gestita dall’INPS.

È possibile utilizzare i servizi telematici dell’Istituto oppure rivolgersi a un patronato, particolarmente utile quando la situazione familiare è complessa.

A CHI VIENE PAGATO

L’Assegno può essere corrisposto interamente a uno dei genitori oppure, su richiesta, ripartito al 50% tra i due genitori, secondo le regole previste.

La questione diventa particolarmente importante nelle situazioni di separazione, divorzio, affidamento o conflitto tra i genitori. Non bisogna confondere chi presenta materialmente la domanda con chi ha diritto economicamente alla prestazione: l’INPS applica le regole relative alla responsabilità genitoriale, all’affidamento e alle modalità di ripartizione.

GENITORI SEPARATI O DIVORZIATI

La separazione non cancella l’Assegno Unico. Occorre però indicare correttamente la situazione familiare e le modalità di pagamento.

Quando entrambi i genitori esercitano la responsabilità genitoriale può essere richiesta la ripartizione della prestazione. Nei casi di affidamento esclusivo, provvedimenti giudiziari o altre situazioni particolari è necessario verificare la disciplina applicabile al caso concreto e, se necessario, allegare o rendere disponibili gli elementi richiesti dall’Istituto.

IL FIGLIO MAGGIORENNE PUÒ RICEVERLO DIRETTAMENTE?

Sì. Il figlio maggiorenne avente diritto può, alle condizioni previste, presentare domanda per ottenere direttamente la quota di Assegno Unico che lo riguarda.

È una possibilità particolarmente utile quando il giovane studia, svolge un tirocinio o si trova nelle altre condizioni che consentono di continuare a percepire l’AUU tra i 18 e i 21 anni.

L’ASSEGNO UNICO È TASSATO?

L’AUU è stato concepito come misura di sostegno familiare e gode del trattamento previsto dalla relativa normativa. Non va confuso con una normale componente retributiva dello stipendio.

La sua introduzione ha inoltre modificato profondamente il precedente sistema di sostegno ai figli, sostituendo per questi nuclei gli assegni per il nucleo familiare e incidendo sul precedente sistema delle detrazioni per figli secondo la disciplina fiscale vigente.

ASSEGNO UNICO E ANF NON SONO LA STESSA COSA

Dal 1° marzo 2022 l’Assegno Unico ha sostituito gli ANF per i nuclei con figli e orfanili. Gli assegni per il nucleo familiare non sono però scomparsi completamente: continuano a esistere per determinate tipologie di nuclei senza figli, come quelli composti da coniugi, fratelli, sorelle e nipoti nelle condizioni previste dalla legge. L’INPS ha aggiornato anche nel 2026 le relative tabelle.

Quindi “Assegno Unico” e “assegni familiari” non sono termini intercambiabili.

SE NON PRESENTO L’ISEE PERDO L’ASSEGNO?

No. È uno degli equivoci più comuni.

Senza ISEE non si perde necessariamente l’AUU: si riceve l’importo minimo previsto. Ma una famiglia con un ISEE basso o medio che non presenta la DSU può lasciare sul tavolo una parte significativa della prestazione.

Per questo, all’inizio di ogni anno, una delle prime verifiche dovrebbe essere proprio l’ISEE.

ATTENZIONE ALLA DSU CON ERRORI O OMISSIONI

Non basta avere un numero ISEE. La DSU deve essere correttamente attestata. Omissioni o difformità possono incidere sull’utilizzo dell’indicatore e richiedere correzioni o ulteriore documentazione.

Se l’importo dell’Assegno Unico sembra improvvisamente troppo basso, una delle prime cose da controllare è proprio lo stato dell’ISEE e della DSU.

COME CONTROLLARE QUANTO STO RICEVENDO

Il beneficiario dovrebbe periodicamente verificare la propria posizione sul portale INPS: domanda, figli inseriti, modalità di pagamento, ISEE utilizzato, eventuali maggiorazioni e accrediti.

Non bisogna limitarsi a guardare il bonifico sul conto corrente. Un pagamento può essere regolare ma più basso del dovuto perché manca un’informazione.

UN ESEMPIO

Immaginiamo una famiglia con tre figli: uno di sei mesi, uno di due anni e uno di sette anni. Se il nucleo rientra nella fascia ISEE prevista, non si limita a ricevere tre importi base.

Sul bambino di sei mesi può operare la maggiorazione del 50% prevista fino al primo anno; sul bambino di due anni può operare l’ulteriore incremento del 50% previsto per i nuclei con almeno tre figli entro la soglia ISEE 2026; possono poi aggiungersi, se presenti i requisiti, ulteriori maggiorazioni.

Ecco perché chiedere semplicemente “quanto vale l’Assegno Unico?” non basta. Bisogna conoscere la famiglia.

SE L’IMPORTO È SBAGLIATO

La prima verifica dovrebbe riguardare: ISEE utilizzato dall’INPS, numero e situazione dei figli, eventuale disabilità, età dei figli, presenza dei requisiti per le maggiorazioni, situazione lavorativa dei genitori e modalità di pagamento.

Se il problema non emerge chiaramente, è opportuno rivolgersi all’INPS o a un patronato con domanda, ISEE e pagamenti alla mano.

LA TABELLA UFFICIALE 2026

Per sapere con precisione quale importo corrisponde a ciascuna fascia ISEE non bisogna utilizzare tabelle vecchie o simulatori non aggiornati. L’INPS ha pubblicato l’Allegato n. 1 alla circolare n. 7 del 30 gennaio 2026, contenente importi mensili e maggiorazioni 2026.

Tabella ufficiale INPS – Importi Assegno Unico 2026

I RIFERIMENTI NORMATIVI

La norma fondamentale è il decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, che ha istituito l’Assegno Unico e Universale. A questa disciplina si aggiungono le successive modifiche normative e le disposizioni annuali relative a importi e ISEE.

Per il 2026 i riferimenti operativi più importanti sono la circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, che aggiorna importi, maggiorazioni e soglie, e il messaggio INPS n. 102 del 12 gennaio 2026, dedicato al nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.

Circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026

Nuovo ISEE 2026 – Messaggio INPS n. 102

LA BUSSOLA: COSA FARE OGNI ANNO

Per non perdere denaro, la procedura è molto più semplice di quanto sembri: aggiornare l’ISEE → controllare che la domanda AUU sia accolta → verificare tutti i figli → aggiornare quelli che diventano maggiorenni → controllare le maggiorazioni → verificare gli accrediti INPS → comunicare immediatamente eventuali variazioni.

L’Assegno Unico è automatico in molte sue parti, ma questo non significa che possa essere dimenticato.

Nel 2026 l’INPS ha erogato, nei soli primi cinque mesi dell’anno, 8,3 miliardi di euro a oltre 6 milioni di nuclei familiari, per circa 9,6 milioni di figli. Non stiamo parlando di una misura marginale: è ormai uno dei pilastri della politica familiare italiana.

E dietro quelle cifre ci sono bollette, libri di scuola, scarpe che diventano piccole troppo in fretta, visite mediche, università, sport, affitti e spese quotidiane. Un figlio non è una voce di bilancio, ma crescerlo ha un costo reale. L’Assegno Unico non elimina quel peso e non risolve da solo il problema della denatalità italiana. Ma rappresenta un diritto economico che una famiglia deve conoscere fino in fondo, perché anche poche decine di euro dimenticate ogni mese, alla fine dell’anno, non sono più poche.