SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI

La rete invisibile che tiene insieme il Paese tra fibra, 5G, intelligenza artificiale, fusioni, call center, nuovi mestieri e una domanda decisiva: chi governerà la trasformazione digitale?

Le telecomunicazioni sono diventate ciò che un tempo erano le strade, i ponti, le ferrovie. Non le vediamo quasi mai, ma senza di loro si ferma tutto. Una videochiamata, un pagamento elettronico, un ospedale collegato, una fabbrica automatizzata, una scuola digitale, una pubblica amministrazione efficiente, un’impresa che esporta, una famiglia che lavora da remoto: dietro ognuna di queste azioni esiste una rete. E dietro quella rete esistono lavoratrici e lavoratori, tecnici, progettisti, addetti ai call center, ingegneri, manutentori, specialisti di cybersecurity, personale commerciale, operatori di rete, sviluppatori e professionisti che stanno attraversando una delle più rapide trasformazioni mai viste nel mondo del lavoro. Il settore, però, vive un paradosso feroce: il traffico digitale cresce, la società dipende sempre più dalle reti, ma per anni ricavi e margini degli operatori sono stati sotto pressione. Proprio per questo le telecomunicazioni sono oggi una delle cartine di tornasole più importanti del futuro industriale italiano.

UN SETTORE CHE TORNA A CRESCERE, MA DOPO ANNI DI EROSIONE

I numeri AGCOM raccontano finalmente un’inversione di tendenza. Alla fine del 2025 il valore complessivo del comparto delle comunicazioni elettroniche era stimato in 29,5 miliardi di euro, contro 28,2 miliardi nel 2024: +4,5% in un anno. È un dato importante perché consolida una ripresa iniziata nel 2023 dopo una lunga fase di contrazione. Il peso dei ricavi del settore sul PIL italiano è salito all’1,31%. Ma dietro il recupero rimane una lunga cicatrice: sul mobile i ricavi del 2025 erano ancora inferiori dell’11,4% rispetto al 2021. La crescita quindi esiste, ma arriva dopo anni nei quali la concorrenza feroce sui prezzi ha compresso fortemente margini e capacità di remunerare gli investimenti.

LA RETE CAMBIA SOTTO I NOSTRI PIEDI

A dicembre 2025 gli accessi alla rete fissa italiana erano circa 20,53 milioni. Il rame continua a diminuire: quasi 620 mila linee in meno in un anno e oltre 3,2 milioni in meno rispetto al 2021. Al contrario la fibra FTTH cresce rapidamente: +1,15 milioni di accessi in un solo anno e quasi 4,26 milioni in più rispetto al 2021, fino a rappresentare il 34,1% delle linee complessive. È il segno visibile di una trasformazione infrastrutturale gigantesca. La vecchia rete viene progressivamente sostituita da una rete più veloce, più capace e più adatta a sostenere cloud, IA, industria 4.0, telemedicina e servizi pubblici digitali. Ma ogni migrazione tecnologica ha conseguenze sul lavoro: alcune professionalità perdono centralità, altre diventano indispensabili. La fibra non sostituisce soltanto il rame: sostituisce interi modi di organizzare il lavoro.

LA SEPARAZIONE DELLA RETE: UN CAMBIAMENTO STORICO

Il settore italiano ha vissuto anche una trasformazione societaria senza precedenti. Dal 1° luglio 2024 la separazione strutturale della rete fissa di accesso di TIM è diventata operativa e FiberCop è diventata titolare dell’infrastruttura di accesso in rame e fibra, operando sul mercato wholesale. AGCOM nel 2026 ha aggiornato la regolamentazione proprio per tenere conto di questa nuova realtà. È un passaggio che modifica profondamente equilibri industriali, regolazione, concorrenza e organizzazione del lavoro. Quando cambiano le architetture societarie non cambiano soltanto i bilanci: cambiano perimetri aziendali, identità professionali, mobilità, rapporti sindacali e prospettive occupazionali. La questione centrale è impedire che la trasformazione industriale diventi una lunga sequenza di spezzettamenti nella quale il valore della rete rimane, mentre il lavoro diventa progressivamente più fragile.

UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA CHE DEVE INVESTIRE CONTINUAMENTE

Le telecomunicazioni hanno una caratteristica particolare: per rimanere competitive devono investire continuamente. Una rete costruita oggi non è mai definitiva. Serve nuova fibra, nuova capacità, nuovi data center, nuove antenne, nuovi software, nuove frequenze, sistemi di sicurezza, aggiornamenti. La Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga 2023-2026 prevede investimenti fino a 2,8 miliardi di euro, mentre nell’aprile 2026 è partito un Fondo Nazionale per la Connettività da oltre 700 milioni di euro, volto a incentivare investimenti privati in reti fisse Gigabit. È qui che emerge una contraddizione strutturale: il Paese chiede agli operatori infrastrutture sempre migliori e contemporaneamente i prezzi dei servizi sono stati per anni tra i più compressi d’Europa. Una rete strategica non può essere trattata come un prodotto qualunque da vendere al prezzo più basso possibile. Se la competizione distrugge la sostenibilità degli investimenti, prima o poi la bolletta arriva sotto forma di ritardo tecnologico.

OCCUPAZIONE: PIÙ DI DUECENTOMILA PERSONE DENTRO LA FILIERA

Asstel stima che la filiera delle telecomunicazioni impieghi oltre 200 mila persone, considerando operatori, infrastrutture, apparati, software, CRM, BPO e servizi collegati. Non esiste quindi un solo “lavoratore delle telecomunicazioni”. Esistono tecnici di rete, progettisti, addetti customer care, personale amministrativo, specialisti commerciali, ingegneri, informatici, installatori, manutentori, esperti di dati, cybersecurity e intelligenza artificiale. È proprio questa varietà a rendere il settore interessante ma vulnerabile: alcune attività sono ad altissima qualificazione, altre vivono sotto una pressione fortissima sui costi. Se il settore crescerà soltanto nelle professioni più specializzate lasciando impoverire il resto della filiera, la trasformazione sarà tecnologicamente brillante ma socialmente incompleta.

IL NUOVO CONTRATTO: 298 EURO E UNA NUOVA CLASSIFICAZIONE

Il rinnovo del CCNL Telecomunicazioni sottoscritto l’11 novembre 2025 copre una trasformazione che arriva fino al 2028. Per il 5° livello, oggi corrispondente al nuovo livello C1, l’aumento complessivo del trattamento economico minimo è di 298 euro, articolato in quattro tranche: 100 euro da gennaio 2026, 50 euro da dicembre 2026, 50 euro da luglio 2027 e 98 euro da dicembre 2028. Per la specifica area CRM/BPO l’aumento complessivo è di 288 euro, distribuito secondo una diversa scansione. Il rinnovo interviene anche sulla contribuzione al Fondo Telemaco, sulla bilateralità, sulla sanità integrativa e sugli ammortizzatori. Ma l’innovazione più interessante è forse la nuova classificazione professionale per Aree Professionali, che supera il vecchio sistema dei livelli e prova a collegare meglio competenze, responsabilità e percorsi di crescita.

UN CONTRATTO CHE PROVA A GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel, ha definito il nuovo CCNL un “contratto di trasformazione”, proprio perché non si limita all’aumento salariale ma cerca di costruire strumenti per governare innovazione, competenze e sostenibilità. È una definizione importante. Nel settore TLC un contratto collettivo che si limitasse a fotografare l’esistente sarebbe già vecchio nel momento della firma. Il lavoro agile, l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, i nuovi servizi digitali e la trasformazione delle reti rendono necessario un contratto capace di evolvere insieme alla tecnologia.

CRM E CALL CENTER: IL PUNTO PIÙ DELICATO DELLA FILIERA

Se esiste un’area nella quale la competizione al ribasso può trasformarsi direttamente in precarietà, è quella del CRM/BPO e dei call center. Qui il costo del lavoro pesa enormemente e il rischio del dumping contrattuale è concreto. Il rinnovo 2025 ha creato una specifica area contrattuale CRM/BPO proprio per contrastare il fenomeno e ha rivisto la clausola sociale per rafforzare la continuità occupazionale. La vicenda Telecontact, con 1.591 lavoratori coinvolti nel 2025 in una mobilitazione contro prospettive considerate prive di adeguate garanzie, mostra quanto queste trasformazioni possano diventare immediatamente sociali. Il call center non è un residuo del passato: sta diventando un laboratorio della relazione tra persona e intelligenza artificiale. Bot e assistenti virtuali gestiranno sempre più richieste semplici; il lavoro umano resterà soprattutto nei casi complessi, conflittuali o ad alto valore. Ciò dovrebbe significare maggiore professionalità, non semplicemente meno lavoratori.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: QUI ARRIVA PRIMA CHE ALTROVE

Le telecomunicazioni saranno uno dei settori nei quali l’IA produrrà effetti più rapidi. Ottimizzazione delle reti, manutenzione predittiva, gestione del traffico, customer care, rilevamento delle frodi, cybersecurity, marketing e gestione delle infrastrutture sono già terreni naturali dell’automazione avanzata. Ma la domanda decisiva non è se l’IA verrà utilizzata. È chi governerà i suoi effetti. Se la tecnologia aumenta produttività e riduce attività ripetitive, può migliorare la qualità del lavoro. Se viene utilizzata esclusivamente per comprimere organici e intensificare ritmi, diventa uno strumento di impoverimento. È una delle frontiere più importanti della contrattazione futura: formazione preventiva, trasparenza algoritmica, nuovi profili, riqualificazione e partecipazione dei lavoratori ai benefici prodotti dall’automazione.

5G: NON È SOLO INTERNET PIÙ VELOCE

Il 5G viene spesso raccontato al consumatore come un telefono che scarica più rapidamente. È una lettura riduttiva. Il vero valore del 5G riguarda industria, logistica, mobilità, sanità, agricoltura e servizi pubblici. Il PNRR prevede interventi per accelerare la copertura lungo oltre 2.000 km di corridoi europei e 10.000 km di strade extraurbane, oltre a investimenti nelle aree a fallimento di mercato. Qui telecomunicazioni e industria si fondono. La rete smette di essere soltanto un mezzo per comunicare e diventa parte integrante della fabbrica, dell’automobile, dell’ospedale e della città. Il settore TLC diventa quindi una infrastruttura industriale trasversale, e proprio per questo dovrebbe essere trattato come tale dalle politiche economiche.

CYBERSECURITY: LA NUOVA SICUREZZA DEL LAVORO DIGITALE

Più cresce la dipendenza dalle reti, più aumenta il costo di un attacco informatico. Le telecomunicazioni rappresentano uno degli snodi strategici della sicurezza nazionale perché sulle loro infrastrutture viaggiano dati, transazioni, servizi pubblici e comunicazioni. Cresce quindi la domanda di specialisti in sicurezza, monitoraggio, risposta agli incidenti, protezione delle reti e gestione delle identità. È uno dei campi con le prospettive professionali migliori del settore. Ma la cybersecurity non può essere confinata a un reparto tecnico: deve diventare cultura organizzativa. Un’infrastruttura è sicura quanto il suo punto più debole.

FORMAZIONE: IL VERO AMMORTIZZATORE DEL FUTURO

Il vecchio modello prevedeva che il lavoratore imparasse una professione e la esercitasse per decenni. Nelle telecomunicazioni questo paradigma è già morto. Una competenza può diventare parzialmente obsoleta nel giro di pochi anni. Per questo formazione continua e riqualificazione non possono essere considerate benefit: sono strumenti di sicurezza occupazionale. Imprese e sindacati hanno sottoscritto nel marzo 2026 un’intesa comune che individua tra le priorità proprio occupazione, formazione e strumenti bilaterali per accompagnare la trasformazione. La vera protezione contro l’automazione non consiste nel tentare di congelare i mestieri. Consiste nell’impedire che il lavoratore diventi obsoleto insieme al mestiere che cambia.

LAVORO AGILE: UNA CONQUISTA CHE VA GOVERNATA

Le telecomunicazioni sono state tra i settori nei quali il lavoro agile ha trovato più rapidamente applicazione. Il nuovo CCNL lo rafforza ulteriormente, orientandolo a risultati e inclusione. Ma lo smart working porta con sé una domanda che ormai conosciamo bene: dove finisce il lavoro? Se casa e ufficio coincidono, il diritto alla disconnessione diventa parte fondamentale della tutela. Flessibilità non deve significare disponibilità permanente. Il lavoro agile può migliorare qualità della vita e produttività, ma soltanto se viene costruito su fiducia, obiettivi, tempi certi e capacità di separare il lavoro dalla vita privata.

WELFARE: IL NUOVO FONDO SANITÀ TLC

Dal 1° luglio 2026 è operativo il nuovo Fondo SANITÀ TLC, destinato ai lavoratori delle imprese che applicano il CCNL e che non dispongono già di una forma collettiva di assistenza sanitaria integrativa aziendale. È un passaggio significativo perché mostra come la contrattazione collettiva stia progressivamente ampliando il proprio campo: non soltanto salario, ma previdenza, salute, conciliazione, sostegno alle fragilità. La sfida sarà evitare che il welfare contrattuale diventi un modo per compensare salari insufficienti. Deve essere un valore aggiunto, non un sostituto della retribuzione.

DONNE E COMPETENZE: IL DIGITALE NON DEVE RIPRODURRE I VECCHI DIVARI

Il settore digitale offre un’occasione straordinaria per ampliare la partecipazione femminile nelle professioni tecniche e manageriali. Ma la tecnologia da sola non cancella i divari. Servono orientamento STEM, formazione, modelli organizzativi inclusivi, percorsi di carriera trasparenti e conciliazione. Sarebbe un paradosso costruire la rete del futuro portandoci dentro gli squilibri del passato. In un settore che lamenta carenze di professionalità, non utilizzare pienamente il talento femminile sarebbe anche una perdita industriale.

I PUNTI DI FORZA

Le telecomunicazioni possiedono alcuni vantaggi straordinari. Sono un settore indispensabile, con domanda strutturale crescente di connettività; dispongono di infrastrutture che nessuna economia moderna può evitare; stanno tornando a crescere in valore; attirano investimenti pubblici e privati; generano professionalità altamente qualificate e sono al centro di 5G, cloud, IA e cybersecurity. L’Italia ha inoltre avviato un’enorme sostituzione del rame con la fibra e dispone di programmi pubblici importanti per la banda ultralarga. Difficilmente esiste un settore più strategico per il prossimo decennio.

I PUNTI DI CADUTA

Le fragilità sono altrettanto forti: anni di compressione dei ricavi; enorme fabbisogno di investimenti; concorrenza molto aggressiva; costo energetico; asimmetrie regolatorie tra operatori di rete e grandi piattaforme digitali; trasformazioni societarie; call center esposti a dumping; rischio che l’automazione venga utilizzata soltanto come leva per ridurre gli organici. Asstel indica da tempo la necessità di una vera politica industriale per evitare che l’infrastruttura strategica del Paese continui a vivere in una condizione economica fragile.

GIOVANI: UNA DELLE PORTE PIÙ INTERESSANTI DEL NUOVO LAVORO

Per un giovane le telecomunicazioni possono offrire uno dei campi professionali più interessanti dei prossimi anni: reti, fibra, cybersecurity, software, cloud, data science, IA, progettazione, servizi digitali. Ma anche qui non basta chiedere competenze elevate. Bisogna offrire retribuzioni, percorsi di carriera e condizioni capaci di competere con il mercato internazionale. Un ingegnere, uno sviluppatore o uno specialista di sicurezza può lavorare praticamente ovunque. Se il talento è globale, anche l’offerta di lavoro deve diventare competitiva globalmente.

COSA SERVE ADESSO

Serve una politica industriale che riconosca le telecomunicazioni come infrastruttura strategica e non come semplice mercato di servizi. Servono regole stabili, condizioni favorevoli agli investimenti, semplificazione sulle frequenze, sostegno alle infrastrutture, interventi strutturali sul CRM/BPO e programmi permanenti di formazione. Sono esattamente alcune delle priorità indicate da imprese e parti sociali nel confronto istituzionale degli ultimi mesi. Serve poi affrontare il grande tema europeo della relazione tra operatori che finanziano reti e piattaforme digitali che generano enormi volumi di traffico. E serve soprattutto una scelta: la trasformazione digitale deve produrre una filiera più forte, non soltanto servizi più economici.

LA BUSSOLA DEL SETTORE

🟢 CENTRALITÀ STRATEGICA — VERDE PIENO. Senza telecomunicazioni non esistono economia digitale, industria connessa, pubblica amministrazione moderna né servizi avanzati.

🟢 INFRASTRUTTURE — VERDE TENDENTE AL GIALLO. Fibra e 5G stanno crescendo rapidamente e gli investimenti pubblici sono consistenti. Ma il lavoro da completare resta enorme.

🟡 SOSTENIBILITÀ ECONOMICA — GIALLO. Il settore è tornato a crescere, ma arriva da una lunga erosione dei ricavi e continua a sostenere investimenti elevatissimi.

🟢 PROFESSIONALITÀ DEL FUTURO — VERDE. Cybersecurity, fibra, cloud, IA, reti e dati offrono prospettive occupazionali molto forti.

🟡 OCCUPAZIONE — GIALLO TENDENTE AL VERDE. La filiera resta enorme e strategica, ma automazione, riorganizzazioni e trasformazioni societarie richiedono una gestione attenta.

🟡 SALARI — GIALLO. Il nuovo CCNL produce un recupero significativo con 298 euro al livello C1 entro il 2028 e rafforza il welfare, ma la partita sul valore delle competenze continua.

🔴 CRM/BPO E DUMPING — ROSSO. È il punto più fragile della filiera. Pressione sui costi, cambi d’appalto e automazione rendono indispensabili clausole sociali e contrattazione forte.

🟢 INNOVAZIONE — VERDE PIENO. Pochi settori sono così direttamente collegati a IA, 5G, cloud e transizione digitale.

🟡 INTELLIGENZA ARTIFICIALE — GIALLO. Opportunità gigantesca, ma può diventare una leva di riduzione degli organici se non accompagnata da formazione e contrattazione.

🚦 SEMAFORO COMPLESSIVO: GIALLO TENDENTE AL VERDE

Le telecomunicazioni italiane non sono un settore in declino. Sono un settore che ha attraversato anni difficili e che oggi possiede nuovamente una traiettoria di crescita, infrastrutture in trasformazione, investimenti e professionalità del futuro. Ma la sostenibilità economica, le riorganizzazioni industriali, il CRM, il dumping e l’automazione impediscono di accendere un verde pieno.

Il futuro delle TLC è enorme.

La questione è quanto di quel futuro resterà in Italia e quanto valore produrrà per chi ci lavora.

LA RETE CHE NON VEDIAMO

Pietro Labriola, presidente di Asstel, ha ricordato più volte che il futuro digitale del Paese dipende dalla sostenibilità della filiera delle telecomunicazioni e dalla capacità di prendere rapidamente decisioni di politica industriale. È un’affermazione che sembra tecnica, ma contiene qualcosa di profondamente concreto.

Quando una rete funziona, nessuno ci pensa.

Pensiamo alla rete soltanto quando cade.

Non vediamo il tecnico che ha saldato la fibra sotto una strada, l’ingegnere che ha progettato un’infrastruttura, il lavoratore che controlla un nodo di rete di notte, la persona che risponde a un cliente arrabbiato, lo specialista che impedisce a un attacco informatico di fermare un servizio essenziale.

Eppure quella rete invisibile tiene insieme una parte crescente della nostra esistenza.

Per questo il futuro delle telecomunicazioni non riguarda soltanto chi possiede un telefono o paga una bolletta.

Riguarda la capacità dell’Italia di essere competitiva, autonoma, connessa e capace di innovare.

Possiamo costruire una rete velocissima e contemporaneamente impoverire la filiera che l’ha costruita.

Oppure possiamo fare qualcosa di più ambizioso: usare la rivoluzione digitale per creare lavoro qualificato, infrastrutture moderne, competenze e valore.

La tecnologia correrà comunque.

La vera scelta è decidere se il lavoro correrà insieme a lei oppure rimarrà indietro.

Riferimenti essenziali: AGCOM, Relazione annuale 2026 e Osservatorio sulle comunicazioni n. 1/2026; Strategia Nazionale Banda Ultra Larga 2023-2026; Fondo Nazionale per la Connettività 2026; CCNL Telecomunicazioni, accordo 11 novembre 2025 e testo coordinato 23 dicembre 2025; Asstel, Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, documentazione sul Patto per lo sviluppo industriale della filiera TLC; Codice delle comunicazioni elettroniche; documentazione PNRR sui piani Italia 1 Giga e Italia 5G.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *